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marea nera

 

Bp e governo hanno deciso ulteriori test prima di procedere a una nuova chiusura delle valvole: bisogna valutare l’impatto della pressione del greggio sul pozzo di soccorso che si sta realizzando. Intanto il petrolio ha ricominciato a scorrere liberamente e stamattina una perdita in una condotta ad alta pressione ha nuovamente ritardato l'avvio dei controlli

 

marea nera 15.07.2010VENICE (Louisiana) - BP ha congelato ieri sera  l'attività dei  progetti chiave destinati a soffocare la fuoriuscita di  petrolio nel Golfo del Messico dopo che era sembrata con sicurezza verso il controllo della crisi. dopo quasi tre mesi di tentativi falliti di fermare la catastrofe, che ha iinquinato spiagge dalla Florida al Texas e decimato la multimiliardaria industria della pesca.

Il gigante del petrolio e il governo hanno detto che sono necessarie  ulteriori analisi prima di procedere ad una nuova temporanea sistemazione del tappo del pozzo, la migliore operazione dal mese di aprile tra i vari tentatividi fermare il geyser.

Sono stati arrestati anche i lavori per i pozzi di soccorso che bloccheranno la fuoriuscita dal basso con fango e cemento. Petrolio ha continuato a uscire dalla falla quasi senza ostacoli, senza una tempistica chiara su quando si potrà fermarlo. “Vogliamo andare avanti con questi tentativi appena saremo pronti a farlo” ha detto Kent Wells, vice presidente di Bp. Si è poi aggiunta questa mattina una difficoltà in più: una perdita in una condotta ad alta pressione ha nuovamente ritardato l'avvio del test di tenuta del nuovo tappo. .

BP aveva svolto velocemente i preparativi nel weekend per posizionare il tappo di 75 tonnellate e un robot sottomarino lo aveva bloccato senza problemi in posizione lunedi in cima al pozzo, e la manovra aveva suscitato speranze per la prima volta da quando l'impianto di perforazione Deepwater Horizon affittato da parte di BP era esploso il 20 aprile , uccidendo 11 lavoratori. Wells ha detto che il governo aveva richiamato nel tardo  martedì per riesaminare i piani dei test della nuova chiusura e che i piani restavano in stand dy per almeno 24 ore. I funzionari federali e la società dovevano rivalutare il percorso migliore da adottare dopo questo periodo di tempo. Ma Wells ha anche detto di non volersi impegnare con certezza sui tempi della sperimentazione, che avrebbe fermato la perdita  chiudendo le valvole del tappo e poi controllando per vedere se poteva sostenere la pressione di petrolio e gas nel pozzo. Wells ha suggerito altre opzioni di raccolta del petrolio che potrebbero essere adottate. Ha aggiunto che il test sul tappo, che potrebbe aggiungere pressione sul petrolio che fuoriesce dal terreno, potrebbe avere un effetto sul pozzo di soccorso. Questo fatto possibile non è stato ancora correttamente elaborato dai computer e quindi mancano concrete previsioni al proposito. E poi c'è stata la perdita di cui abbiamo accennato sopra.

I tempi di realizzazione del pozzo di soccorso sono sempre stati incerti, con l'azienda e funzionari federali che danno stime diverse che vanno da fine luglio a metà agosto per il suo completamento.

Roger N. Anderson, un geologo marino presso la Columbia University, ha detto che crede BP e scienziati del governo sono giustamente molto cauti nel procedere. Possono avere trovato qualcosa di inatteso attorno al pozzo durante il conto alla rovescia  di martedì, mentre testavano il tappo. Ma lui afferma di non essere preoccupato. "Quindi non vorrei che ci facessimo prendere dal panico. Stanno solo andando molto, molto prudentemente verso l’obiettivo," ha agiunto Anderson.

BP aveva inizialmente previsto di iniziare a chiudere le valvole del tappo martedì in modo di testare se il petrolio vomitato dal pozzo proviene da una perdita singola o se ci possono essere più punti. Se è quest'ultimo caso, la società avrebbe lasciato le valvole aperte sul cappuccio e avrebbe cercato di raccogliere il greggio aspirandolo da condotti di ben quattro navi che si trovano sulla superficie.

Lungo la costa del Golfo, dove l’accaduto ha danneggiato pesantemente il turismo vitale della regione e le industrie della pesca, le persone attendevano con ansia l'esito di un lavoro molto lente e difficile.

A partire da martedì, il giorno 84 del disastro, tra 340 e 673 milioni di litri di petrolio sono finiti nel Golfo.

 

Nella due foto: immagini di oggi del petrolio che esce liberamente dalla falla. riprese dalla webcam
Il “tappo” ,di cui si vede la parte superiore  in alto assieme al braccio di un robot, è stato riaperto

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L'attorney generale Eric Holder ha presentato una citazione che coinvolge, oltre al gigante petrolifero, altri otto enti: dovranno rispondere dei danni causati nel Golfo del messico dalla marea nera

 

WASHINGTON — L’ Attorney Generale degli Stati Uniti Eric Holder ha annunciato che il governo citerà il gigante del petrolio britannico BP ed otto altri  enti per lo scoppio e l’inquinamento del Golfo del Messico. Oltre a BP, che aveva affittato l'impianto di perforazione in acque profonde esploso il 20 aprile, causando il disastro più grave nella storia degli Stati Uniti, ci sonoTransocean Ltd, Anadarko Petroleum Corp, Mitsui & Co Ltd unit MOEX e i Lloyds di Londra.

La citazione richiede che le aziende siano giudicate responsabili senza limitazione a norma della legge sull’inquinamento di petrolio per tutti i costi e danni causati dalla marea nera, compresi danneggiamenti delle risorse naturali. La causa inoltre dovrà esaminare le violazioni della legge sulle acque pulite.

Holder ha detto che le aziende sono colpevoli di " violazioni di sicurezza e delle norme operative, " e " intendiamo dimostrare queste violazioni hanno causato ‘esplosione e la marea nera conseguente."

La citazione sostiene che le regolazioni di funzionamento e di sicurezza sono state violate nel periodo che ha preceduto l'esplosione del 20 aprile.

L’inquinamento nel golfo del Messico e è durato tre mesi, con il relativo danno ancora completamente da conoscere, all'habitat della fauna selvatica “in ed intorno al golfo del Messico”. Le industrie turistiche locali e di pesca sono state devastate. Sono già stati spesi miliardi di dollari nel pulire e recuperare il territorio e il mare.

 

 

marea nera louisiana

 Nella foto di Timothy Tamargo, dal sito della US Coast Guard, i lavori di contenimento e di pulizia sulla costa del sud della Louisiana. La foto è stata scattata otto giorni fa.

 

VENICE (Louisiana) – I fari dell’attenzione dei media si sono quasi spenti sulla marea nera che ha invaso il Golfo del Messico dopo il disastro causato dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon della Bp. Ma, in realtà, continuano sulle coste i lavori di pulizia e di contenimento delle macchie di petrolio che tuttora galleggiano sulla superficie (e niente si può fare per la parte maggirre che si è depositata sul fondo marino). Si continuano a mettere barrere mobili per tenere l’inquinamento lontano dalle coste e proseguono i lavori di pulizia delle coste stesse.

 

Da Londra intanto arriva una notizia incredibie  I componenti del personale di BP erano totalmente impreparati sugli standard minimi di sicurezza. È quanto emerge da un’indagine compiuta dagli ispettori del Dipartimento dell’Energia e dei cambiamenti climatici britannico ben sei mesi prima del disastro avvenuto nel Golfo del Messico.

I documenti, resi noti dal Daily Telegraph, mettono in luce che anche ai più alti vertici dell’azienda vi era la tendenza a non rispettare le procedure di sicurezza.

 

 


La Commissione nazionale che investiga sul disastroso scoppio nel Golfo del Messico che ha causato la marea nera ha accertato che la società proprietaria della piattaforma aveva usato “cemento instabile” immesso nel pozzo stesso pochi giorni prima della deflagrazione per impedire che entrassero nella conduttura petrolio e gas. E che sono stati quelli a causare lo scoppio

 

WASHINGTON – La Halliburton Co. ha utilizzato cemento viziato sulla piattaforma Macondo di sua proprietà e gestita da Bp per quanto riguarda le prespezioni sottomarine. Questo fatto potrebbe avere contribuito allo scoppio che ha scatenato la peggiore fuoriuscita di petrolio offshore nella storia americana. Lo ha fatto sapere la commissione nominata dalla Casa Bianca per investigare sulla marea nera.

La società ha ammesso di aver saltato un test critico sulla formulazione finale delcemento che doveva essere utilizzato nel pozzo Macondo; e ciò ben prima che deflagrasse catastroficamente nel Golfo del Messico.

In un comunicato diffuso nella tarda serata la società ha amesso di non aver effettuato un test di stabilità sul mix finale di cemento dopo un cambiamento dell'ultimo minuto da parte di BP che ne aveva aggiunto più di un ingrediente. Nelle precedenti dichiarazioni la società aveva detto che i test avevano mostrato che  il cemento era stabile.

La miscela di cemento che doveva impedire a petrolio e gas di entrare nel pozzo è stato identificata da BP e da altri come una delle cause dell'incidente, la più grande perdita di petrolio offshore nella storia degli Stati Uniti.

BP e Halliburton avevano deciso di utilizzare un impasto di schiuma creata con azoto iniettando cemento per fissare il fondo del pozzo: una decisione che molti esperti esperti hanno criticato.

Halliburton ha detto che quel test è stato eseguito con successo su un mix diverso da quello eventualmente utilizzato. Mentre alcuni test sono stati condotti sulla nuova formulazione richiesta da parte di BP,, le prove non avevano incluso un test di stabilità della schiuma, ha aggiunto la società.

BP, al momento della scoppio aveva in mano i risultati di uno solo dei test, un'analisi di febbraio inviato a BP da Halliburton l’ 8 marzo con  posta elettronica in cui si indicava che il cemento poteva fallire. Il fango testato in quel caso era una miscela leggermente diversa ma non c'è alcuna indicazione che la Halliburton avesse segnaato il problema a BP, o che BP avesse qualche preoccupazione,.

Test indipendenti condotti per la commissione da Chevron su una miscela quasi identica hanno concluso che la miscela di cemento era instabile, sollevando dubbi sulla validità del test della Halliburton che dimostravano che la miscela finale era invece stabile. La società ha detto che le "differenze significative" tra i suoi test interni e quelli della Commissione sono state causate dall'uso di materiali diversi.

Insomma un brutto pasticciaccio, dal quale in ogni caso esce a pezzi l'immagine di BP negli Stati Uniti, patria di 40 per cento del business del gigante petrolifero con sede a Londra.

 

 

 


Una naturale evaporazione e l’azione delle tempeste che ha “emulsionato” la marea nera hanno determinato la riduzione del greggio nelle acque di superficie del Golfo, ora che il pozzo Facondo è stato provvisoriamente bloccato. Intanto continuano i lavori per l’operazione “static kill” che dovrebbe concludersi il 7 agosto. E i danni alle coste e all'habitat  marino di profondità potrebbero essere irreversibili

 

VENICE (Louisiana) – Oggi sono cento giorni esatti dal disastro della Deepwater Horizon e succede che diminuisca la presenza il petrolio in superficie nel Golfo del Messico: o perlomeno che si dissolva molto più velocemente di quanto chiunque avesse previsto. Con il famoso “tappo”  che funziona da una settimana per bloccare le perdite del pozzo Macondo, è comunque diminuito il petrolio fresco da pulire e le navi  pulitrici devono concentrarsi sul residuo di greggio che ha comunque invaso il Golfo durante questi cento giorni che separanoi t l’incidente di aprile e la settimana di provvisoria chiusura del pozzo.

I rapporti delle perlustrazioni aeree che continuano anche con un dirigibile quando il vento lo permettono indicano che la marea nera è diminuita sulla superficie dell'acqua: chissà invece cosa sta succedendo sotto.

In un'intervista alla Cnn, l'ammiraglio Paolo Zukunft,  uno dei coordinatori dei lavori di pulitura, ha confermato il fatto: "Questo petrolio si sta rapidamente sgretolando, e in superficie ce ne è molto meno”.  La tempesta Bonnie può avere accelerato il processo di emulsione del greggio in acqua: l’ emulsione crea una sorta di “maionese” composta di tre o quattro parti di acqua e di una di petrolio. Il Golfo del Messico ha poi una immensa capacità naturale di filtrare. Alcuni scienziati ritengono, inoltre, che il 40% della marea posa essere evaporata.

Ci sono pro e contro a questo processo di emulsione. Secondo il professor Anil Kulkarni, il petrolio emulsionato ha maggiore consistenza e rende quindi più impegnativa la pulizia artificiale.

Il  professor Mark Bourassa. meteorologo dello stato della Florida dice invece che il  processo di emulsione migliora il processo naturale di pulizia: la ripartizione del petrolio lo rende più concentrato e permette ai microbi di consumarlo più facilmente.

Come si vede, opinioni in contrasto: e nessuno è in grado di dire quali saranno le conseguenze in profondità e quanto tempo dovrà passare perché si affievoliscano i danni causati dalla marea nera sulle coste della Louisiana e sulle attività dei pescatori e degli allevatori di gamberetti, specialità della zona. L’affievolirsi dell’inquinamento in superficie è invece una buona notizia per gli animali, pellicani in particolare, che rischiavano di sporcarsi in modo spesso irreversibile cin quella patina marrone raccontata da mille fotografie.

Intanto sul  luogo della Deepwater Horizon si continua a lavorare all’operazione “static kill” che dovrebbe sigillare permanentemente con fango pressato il pozzo Macondo: il termine dei lavori è previsto per il 7 agosto.

Le previsioni meteorologiche sono buone: soltanto qualche temporale nei pomeriggi dei prossimi giorni.

 

Nella foto: operai al lavoro per pulire una spiaggia della Florida

operai al lavoro per pulire una spiaggia della Florida

 

Nella foto: un granchio intriso di petrolio raccolto a Grand Isle, in Louisiana

un granchio intriso di petrolio raccolto a Grand Isle, in Louisiana


 

 


L’azienda aveva deciso di non porre un termine al test di funzionamento della nuova gigantesca cupola posta sul pozzo che ha versato milioni di litri di petrolio nel Golfo del Messico. Poi una nuova perdita sarebbe stata individuata nei pressi del pozzo e il governo ha subito chiesto “un piano per riaprirlo in tempi rapidi”. Concessa infine all'azienda una proroga di 24 ore

Aggiornamento delle ore 21,45

 

Il portavoce di Obama: "Il pozzo perde"

 

WASHINGTON - Il pozzo sottomarino della British Petroleum nel Golfo del Messico presenta ancora delle perdite nella parte superiore, malgrado il "tappo" installato nei giorni scorsi: lo ha reso noto il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, aggiungendo che esiste anche un ulteriore trasudamento dal fondo marino a circa tre chilometri di distanza.

 

 

VENICE (Louisiana) – Disillusione, tensione, incertezza. E’ durato 24 ore l’entusiasmo dei tecnici Bp che avevano spinto domenica mattina il direttore operativo del colosso petrolifero inglese Doug Suttles a annunciare che il tappo teneva e dunque si poteva continuare il test a tempo indeterminato, visto che la  pressione interna era stabile e non si registrvaano, attraverso i sensori e gli  “occhi” dei robot e delle web cam perdite di petrolio.

Poi con lo scorrrere delle ore, è successo qualcosa. E’ intervenuto pesantemente il governo americano che ha ordinato a British Petroleum di fornire informazioni su una presunta nuova fuga di idrocarburi e su "altre anomalie" vicino al pozzo che ha dato origine alla marea nera nel Golfo del Messico. Una nuova perdita, infatti, sarebbe stata individuata sul fondo del Golfo e il coordinatore federale Thad Allen ha chiesto con una lettera a Bp di presentare un piano per riaprire in tempi rapidi il pozzo Macondo che è stato chiuso da alcuni giorni da una struttura di contenimento.

"Vi chiedo di fornirmi una procedura scritta per potere aprire la valvola di strangolamento quanto più rapidamente possibile senza danneggiare il pozzo, nel caso in cui la fuga di idrocarburi accanto al pozzo dovesse essere confermata", ha scritto l'ammiraglio Allen nella lettera indirizzata al direttore di Bp, Bob Dudley.

Sono cominciate a correre voci non confermate: gli ingegneri che riferiscono al governo avrebbero riscontrato fughe di gas sul letto oceanico vicino al pozzo Facondo.

La lettera di Allen è stato il primo segno tangibile di un braccio di ferro sotterraneo tra governo federale e Bp. Il colosso del greggio vorrebbe infatti continuare a tenere chiuso il pozzo, con il 'tappo" installato tre giorni fa, fino all'attivazione di un pozzo alternativo.

 

Le  procedure

La procedura era cominciata nel pomeriggio di giovedì con la chiusura delle valvole del nuovo gigantesco tappo calato sul pozzo. Con le valvole chiuse, il petrolio aveva smesso di zampillare nel golfo per la prima volta dal 20 aprile, giorno del disastro nel quale morirono 11 operai (semi dimenticati dalle cronache). Un tecnico aveva detto che sabato c’erano state discussioni sull’idea di lasciare il tappo permanentemente chiuso. Poi si era deciso in questo senso. Il programma richiede che il pozzo danneggiato sia tappato pompando fango e cemento attraverso un altro pozzo di soccorso che è in via di realizzazione. Il tecnico, che aveva parlato in modo anonimo perché non è stato autorizzato a commentare il lavoro, aveva detto che gli assistenti tecnici avevano discusso se arrestare il lavoro sul pozzo di soccorso:  in quel caso il fango stato sarebbe pompato tramite i tubi attuali ed il petrolio ed il gas sarebbero stati “respinti” nuovamente dentro il giacimento di petrolio, nella parte inferiore del pozzo.

La procedura è in qualche modo simile  a quello che si era tentato a inizio di giugno, ma sarebbe molto più probabile la riuscita perché con il pozzo sigillato, né greggio né gas si muove all'interno. Un portavoce di BP aveva detto domenica che con la strategia del pozzo di soccorso, il pozzo danneggiato sarebbe stato riaperto quando fosse cominciatoà  il pompaggio del fango. Sabato gli scienziati si erano detti “per niente sorpresi” per il fattp che i valori di pressione del test erano più bassi di quanto era previsto se il pozzo fosse stato intatto. La causa,  invece del danneggiamento del pozzo, avevano detto, poteva essere l’inizio dell’esaurimento del giacimento.

 

La proroga

Poi, il brusco richiamo alla realtà del governo americano. Che nelle ore successive aveva modificato la sua posizione, aggiungendo confusione alla confusione. “Il test sulla pressione nella struttura di contenimento del pozzo della Bp nel Golfo del Messico proseguira' fino alle 22”, ha detto il coordinatore della risposta federale alla marea nera, l’ex ammiraglio Thad Allen, aggiungendo che il test potrà essere ancora prorogato.

Come condizione per la proroga il governo federale ha chiesto a Bp una “nuova sorveglianza molto maggiore” con tanto di periodica valutazione da parte degli scienziati del governo. I tecnici devono dare un report ad Allen ogni quattro ore, mentre i test continuano: è stato anche detto che non ci saranno ulteriori informazioni alla stampa per tutta la notte. Ricordiamo che in Louisiana ci sono 7 ore in meno rispetto all’Italia: dunque mentre va on line questo servizio (ore 9 in Italia), a Venice sono le due di notte.

Poi, alle 8 del mattino (ora locale) l'ulteriore precisazione: il governo degli Stati Uniti autorizza la Bp a condurre per altre 24 ore i test sulla chiusura del pozzo sottomarino nel Golfo del Messico, dopo la scoperta di una possibile perdita di metano dal fondo marino.

"Ho autorizzato Bp - ha scritto il coordinatore delle operazioni, Thad Allen - a proseguire con i test di resistenza per altre 24 ore supplementari e ho ribadito la nostra posizione, secondo la quale i test continueranno solo a condizione che Bp rispetti il suo obbligo di sorvegliare rigorosamente ogni segnale che riveli se i test stessi possano peggiorare la situazione"

Allen ha precisato che la proroga dei test è stata decisa dopo un incontro nella notte fra i tecnici federali e quelli del colosso petrolifero britannico sui rischi di una nuova fuga di idrocarburi. "La sorveglianza (sul tappo che ha bloccato la fuoriuscita di petrolio) - ha aggiunto Allen - e l'analisi completa della fuga di metano proseguiranno in coordinamento con la squadra di esperti" del governo.

Intanto la Bp ha annunciato che la marea nera nel golfo del Messico è costata finora alla società 3,95 miliardi di dollari, oltre 3 miliardi di euro. Nessuno, in Louisiana, si dispiace.

 

 

La nave-flop

A testimonianza delle difficoltà ad arginare i problemi causati dalla marea nera, l'enorme nave-cisterna taiwanese che doveva permettere di recuperare grandi quantità di petrolio sulla superficie dell'acqua è stata rispedita indietro in mancanza di risultati apprezzabili. La nave si chiama “Bakena” ed è una petroliera riadattata alla bisogna. Avrebbe dovuto raccogliere l’acqua inquinata di superficie e. al suo intero, separala dal greggio. Evidentemente non ha funzionato.

 

La realtà dell’inquinamento

A seguito del naufragio il 22 aprile della piattaforma di BP Deepwater Horizon, la marea nera ha creato gravi ripercussioni sulla vita di tutti gli abitanti delle zone colpite (Texas, Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida), che vivono di pesca e di turismo. La marea nera è già costata a Bp 3,5 miliardi di dollari e le richieste risarcimenti al gruppo petrolifero potrebbero ammontare a una cifra dieci volte superiore. Secondo l'ultimo rapporto, circa 587 miglia del litorale della costa del Golfo sono attualmente inquinate: circa 336 miglia in Louisiana, 112 miglia in Mississippi, 68 miglia in Alabama e 71 miglia in Florida. Circa 83.927 mila miglia quadrate 215mila chiometri quadrati) di acqua federale nel Golfo del Messico restano chiuse alla pesca: ma il 65 per cento resta aperto, comprese tutte le acque immediatamente circostanti Tampa Bay e Pinellas County.

 

Foto 1: la cartina mostra l’inquinamento sulle coste di Louisiana, Alabama e Florida. I puntini neri segnano inquinamento “grave”, quelli marrone scuro “moderato” e quello marrone chiaro “lieve”

mappa marea nera

 

Foto 2: il “tappo2 pesante 65 tonnellate in un’immagine di questa mattina dalla web cam: non si notano perdite

 

Foto 3: brucia i petrolio sulla superficie del mare. E’ uno dei modi per fare pulizia della marea nera

 

Foto 4: anche un dirigibile viene impiegato per monitorare dall’alto l’inquinamento sulla superficie del mare

 

 

Nella foto di  di  Thomas McKenzie della U.S. Coast Guard, i tecnici Bobby Moseley (a sinistra) e Ron Suydam (a destra) monitorano il braccio robotico utilizzato nella manovra di neutralizzazione del pozzo Macondo, dalla sala di controllo computerizzato a bordo di una delle navi impiegate nel lavoro di contenimento.

 

VENICE (Louisiana) – Dunque, da domenca scorsa il pozzo Macondo è definitivamente “morto”. Iniettando una miscela di cemento e materiali fissanti per oltre 7 ore e seguendo i lavori attraverso computer e web cam, la Bp ha concluso le operazioni, compreso il test di resistenza del tappo alla pressione. E alla fine (era l’alba di domenica in Louisiana) ha potuto annunciare che il pozzo era “killed”, con un termine da film western, “a 18mila metri sotto la superficie”. Il comunicato ufficiale aggiunge che “il Dipartimento degli Interni e il Bureau of Ocean Energy Management vigileranno sullo smatellamento del Macondo”.

 

La lunga storia catastrofe ecologica più grave degli Stati Uniti era nera nel Golfo del Messico era cominciata lo scorso 20 aprile, con l'esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della britannica British petroleum (Bp), che aveva ucciso 11 operai.

L'esplosione aveva danneggiato il pozzo Macondo, provocando quella che sarebbe diventata la più grave fuoriuscita di petrolio della storia, superando quella di Exxon Valdez del 1989.

Per mesi gli ingegneri di Bp hanno provato ad intervenire senza successo per arginare la fuoriuscita, provocando l'ira dell'amministrazione Obama, la frustrazione degli americani ed enormi danni ecologici ed economici agli Stati del Golfo, in particolare alla Louisiana.

La fuoriuscita era stata arginata per la prima volta il 15 luglio grazie ad un enorme e pesantissimo tappo di metallo calato sulla bocca del pozzo. La soluzione definitiva della crisi è iniziata  con la cementificazione del pozzo il 4 agosto. Si è poi proceduto a scavare un pozzo di nsoccorso che si è collegato con il Macondo a 2500 metri di profondità, sotto il punto in cui il Macondo stesso si era rotto. A questo punto è inziata la defintiiva immissione di cemento con la chiusura definitiva.

Si stima che nel Golfo del Messico si siano riversati quasi 4,9 milioni di barili di greggio, circa 780 milioni di litri di petrolio. Nei momenti peggiori della crisi si stima che si riversassero in mare circa 62.000 barili al giorno. Le conseguenze ecologiche del disastro non sono ancora chiare. Bp e il governo affermano di aver recuperato gran parte del petrolio o di averlo disperso tramite solventi chimici. Tra gli scienziati permane invece molto scetticismo, anche per la difficoltà di quantificare il petrolio presente a grandi profondità.

Secondo le stime ufficiali comunque 800 mila barili, circa 127 milioni di litri, sarebbero stati recuperati, mentre quasi tutto il petrolio rimanente sarebbe stato sciolto dai solventi chimici. Ne sono stati versati circa 7 milioni di litri sulle chiazze di greggio, e scienziati e ambientalisti temono però che questo possa avere provocato ulteriori danni ambientali.

La soddisfazione espressa dal Presidente Barack Obama s’accompagna alla coscienza di un ecosistema compromesso.

 

 

 

Nostro servizio particolare


Il fuoco su una piattaforma a 120 chilometri dalla costa dimostra – secondo gli ambientalisti – che la sicurezza di questi giganti off shore è un problema drammatico. Stavolta non c’è stato riversamento di petrolio e tutti i 13 lavoratori si sono salvati gettandosi in mare. Sono stati ripescati dopo due ore, in un mare molto mosso. Si sarebbero incendiati 100 barili depositati sulla superficie della struttura

 

mappa uragano earl

VENICE (Louisiana) – Un sospiro di sollievo e tante preoccupazioni: questo il sentimento generale in Louisiana dopo l’esplosione, avvenuta ieri,  di una piattaforma off shore dedicata alla ricerca di gas naturale sul fondo del Golfo del Messico.  Non ci sono state perdite apprezzabili di petrolio nel mare, almeno secondo i primi accertamenti, ma l’esplosione ha toccato un nervo troppo scoperto tra gli abitanti della zona, traumatizzati dalla marea nera causata dalla piattaforma Deepwater Horizon della Bp,

Nessun confronto possibile con la sciagura del 20 aprile, hanno detto i responsabili della Guardia costiera nazionale. . La Mariner Energy, proprietaria della piattaforma, ha parlato subito di un incendio in un deposito di gas, all'interno della base e ha ricordato  che al momento dello scoppio la piattaforma stessa non era attiva, cioè non era in atto alcuna attività di pompaggio del greggio dal profondo del mare. Secondo la Guardia costiera, invece, al momento dello scoppio si stava estraendo greggo.

È stato confermato che tutti i 13 lavoratori sono salvati, anche se sono dovuti restare a galla tra le onde di un mare molto mosso per oltre tre ore. Dieci sono stati trasportati al Terrebone General Medical Hospital di Houma, dove sono giunti attorno alle 14.30 e gli altri tre sono arrivati qualche ora dopo. Le ustioni causate dal sole sembrano essere le loro ferite più gravi. Solo 12 avevano le attrezzature di salvataggio addesso: il tredicesimo è stato tenuto a galla dai compagni. Invece, sulla deepwater Gorizon, 11 lavoratori non erano riusciti a buttarsi in mare ed erano stati polverizzati dalle fiamme.

Ma ecco la cronaca dell’avvenimento. Alle 9.19 antimeridiane di ieri giovedi (alle 17,19 in Italia) un elicottero di sorveglianza passando su un’aera marina riservata alle prospezioni petrolifere chiamata Vermillon Block 380, a circa 120 chilometri dalle coste delle Louisiana e a 330 chilometri dalla Deepwater Horizon, ha notato un grande fuoco provenire dalla piattaforma della Mariner Energy. È scattato l’allarme e sono subito intervenuti altri elicotteri, barche di soccorso e “navi-spazzino”, queste ultime per fortuna inutilizzate. I tredici operai, infatti, prima di gettarsi in mare, avevano fatto in tempo a chiudere tutti e sette i pozzi di petrolio e di gas che alimentavano il funzionamento della struttura.

Gli uomini sono stati poi ripescati e portati a terra mentre intervenivano in forza le navi che hanno cominciato a inondare la piattaforma di getti d’acqua.

La Guardia costiera ha aperto un’inchiesta per capire le cause del’esplosione. Il governatore della Louisiana Bobby Hindal ha detto in una conferenza stampa a Houma che 100 barili di petrolo, stivati sulla piattaforma, avevano preso fuoco, ma che s”saranno necessari accertamenti per sapere se, in quel momento, i pozzi erano in funzione”.

Per tutta la giornata di giovedì, ai sono susseguite voci sulle possibili perdite di greggio susseguenti all’esplosione. A mezzogiorno la Guardia costiera aveva comunicato che sulla superficie delle acque prospicienti l’incidente era stata registrata una sospetta patina lucida, indice di inquinamento. Nel pomeriggio, però, la stessa Guardia costiera, per bocca di un suo dirigente, ha smentito questo fatto in una conferenza stampa a New Orleans.

Le differenze con il disastro del 20 aprile sono tante. La piattaforma della Mariner Energy è fissa, cioè ancorata al fondo a 340 metri di profondità e il fuoco avrebbe riguardato i barili in superificie; la Deepwater Horizon era una nave galleggiante e l’esplosione era avvenuta quasi un chilometro sotto la superficie del mare, con conseguente riversamento di petrolio, migliaia di barili per tre mesi.

C’è da aggiungere che la Mariner non doveva osservare l’embargo alle perforazioni proclamato dal presidente Obam, proprio per la relativa scarsa profondità delle ricerche. Ma le poleniche, negli Usa, non sono ugualmente mancate: gli ambientalisti hanno osservato che questa esplosione dimostra come tutte le perforazioni, a qualunque profondità sono insicure, allo stato dei fatti.

 

 

 

I tecnici della Bp lo hanno inserito nel braccio flessibile del pozzo, quello che ha causato la catastrofe ecologica. Si è cominciato poi ad aspirare petrolio: ci vorrà una settimana per avere risultati significativi. Ma il vero disastro è in profondità: una chiazza di petrolio lunga 16 chilometrii e larga 5 e spessa 100 metri

 

marea_nera_17_5VENICE (Louisiana) – Finalmente una buona notizia: il siringone inserito nel braccio mobile del pozzo della Bp nel Golfo del Messico sta funzionando. L’operazione, dopo un primo fallimento, era riuscita nel pomeriggio di ieri. La siringa è stata inserita nel braccio flessibile nel punto dove si era verificata la rottura. Poi è cominciata l’aspirazione.

«Stiamo raccogliendo - dicono i responsabili del recupero -'le maggior quantità possibili di petrolio e di gas». «Per ora sta funzionando molto bene» - ha detto Wells, vice presidente della Bp, che sta agendo con grande prudenza, per evitare che la siringa di stacchi dal tubo. Per ottenere risultati significativi occorrerà più di una settimana. La Bp ha annunciato che «oltre a pompare in superficie il greggio», tenterà di «iniettare fanghi pesanti nella falla per bloccarla permanentemente entro 7-10 giorni».

Il disastro in profondità

Il greggio in superficie sulle acque del Golfo del Messico èsolo una minima parte di quello che si cela nelle acque profonde e che resta occultato alla vista. Alcuni ricercatori, citati dal New York Times, hanno trovato diversi 'pennacchi' di petrolio fuoriusciti dalla falla aperta a 1.525 metri dall'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon il 20 aprile scorso. In un caso e' stata individuata una chiazza lunga 16 chilometri e larga 5 e spessa 100 metri .

Al lavoro nell’area ci sono circa diciassettemila persone. L’amministrazione Obama ha inviato cinque scienziati nucleari per aiutare il gigante petrolifero britannico, da cui ora esige chiarimenti circa le intenzioni del gigante petrolifero di accollarsi tutti i costi del disastro.

Una nota positiva: i solventi chimici utilizzati nell’area della fuoriuscita stanno funzionando, assicura

Le autorità affermano che anche se la perdita ha per ora un impatto minimo sulla linea costiera e l'habitat naturale, resti di petrolio e catrame hanno iniziato a raggiungere le isole e le spiagge periferiche di Louisiana, Alabama e Mississippi.

 

E Barak si è arrabbiato

WASHINGTON – Il presidente Usa Barack Obama era stato durissimo nei giorni scorsi con le compagnie petrolifere coinvolte nella massiccia perdita di greggio nel Golfo del Messico per lo "spettacolo ridicolo" nel rimpallarsi la responsabilità dell'incidente. «Devo dire inoltre di non aver apprezzato quel che considero uno spettacolo ridicolo nel corso delle udienze al Congresso su questo tema. Si sono sentiti dirigenti di BP, Transocean ed Halliburton accusarsi reciprocamente e puntare il dito per condannare qualcun altro», ha detto Obama.

 

 

 

La marea nera causata dalle oltre 350 tonnellate di greggio fuoriuscite dalla nave portacontainer Rena sta ricoprendo del tutto le acque cristalline della Bay of Plenty, uccidendo i caratteristici pinguini blu e altri uccelli marini.

marea nera nuova zelanda

Foto: nzherald.co.nz

 

Il ministro dell'Ambiente neozelandese, Nick Smith, ha affermato che questo è il disastro ambientale più grave della Nuova Zelanda, confermando quanto temuto dagli ambientalisti di tutto il mondo: un peggioramento della situazione nei prossimi giorni.

Ripercorriamo le fasi che hanno portato a questa disastrosa situazione, per l’ambiente e gli animali che vivono nella Bay of Plenty.

Lo scorso mercoledi, a causa di una tempesta che ha spinto la nave Rena contro una barriera corallina, la grossa chiatta nei cui serbatoi veniva pompato il carburante è rimasta seriamente danneggiata e ora è fuori uso. Se tutto il greggio presente nella nave (1700 tonnellate circa) dovesse finire in mare, si avrebbe uno dei disastri ambientali più garvi degli ultimi anni. È per questo che sono tempestivamente iniziate le operazioni di pulizia sulle spiagge, raggiunte dalle dense bolle di petrolio.

Intanto, la marea nera ha già ucciso molti uccelli marini, fra cui i pinguini blu, e molti altri animali ricoperti di petrolio vengono trasportati e curati in centri di salvataggio della fauna.

Inoltre, pare che le recenti ispezioni della Rena avessero evidenziato diversi difetti. Non per niente, la nave era stata fermata, in via precauzionale, in Australia per una serie di rettifiche. Il sindacato dei marittimi ha chiesto, intanto, il rilascio di rapporti ufficiali sulla nave, dai quali risulterebbero difetti nei motori, nella manutenzione e anche nelle carte di navigazione.

Sono circa 250 le persone impegnate nelle operazioni di pompaggio e di raccolta e contenimento del petrolio riversatosi in mare. 300 militari, invece, sono impegnati nella pulizia delle spiagge dal greggio.

Le autorità neozelandesi sperano di riportare in galleggiamento la nave, una volta raccolto tutto il greggio presente all’interno della chiatta.

 

 
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