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marea nera

 

Sempre più difficili le operazioni attorno ai resti della piattaforma. I venti hanno spinto il petrolio all’interno del sistema idrogeologico della Louisiana. Il problema del 27mila pozzi abbandonati

 

VENICE (Louisiana) - La marea nera continua ad allargarsi, e tracce di petrolio sono state rinvenute anche in un lago a nord di New Orleans. Una situazione già difficile, resa ancora più complicata dalle condizioni meteo in costante peggioramento. Un uragano, battezzato Harry, continua a rimescolare le acque del Golfo del Messico, e i forti venti della scorsa settimana hanno spinto il petrolio all’interno del sistema idrogeologico della Lousiana.

C‘è attesa, intanto,  per la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sulla nuova richiesta del presidente Obama di una moratoria alle perforazioni off shore. Ottanta giorni dopo l’incidente alla piattaforma della BP, il petrolio continua a fuoriuscire, e anche in superficie i diversi sistemi impiegati per contenerlo non bastano più. Ma nonostante ciò, alla moratoria si oppongono in tanti: dalle lobbies petrolifere fino allo stato della Lousiana, che dall’estrazione di greggio trae una delle principali fonti di reddito.

Infine, un’indagine sui fondali del Golfo rivela l’esistenza di 27.000 pozzi abbandonati, mai verificati per sapere se vi siano o no perdite di gas o petrolio.

 

 

Dovrebbe essere più efficace nel bloccare la fuoriuscita del petrolio. Sabato è stato staccato quello installato il 3 giugno e per ora il greggio ha ricominciato a uscire liberamente, al ritmo di 60mila barili al giorno. Continuano anche le trivellazioni dei pozzi di soccorso

 

Nella foto: un’immagine di oggi dalla web cam della Bp

del flusso di petrolio che esce liberamente dalla falla a 1500 metri di profondità.

marea neraVENICE (Louisana) -  Sabato scorso alle 12.30 locali (19.30 in Italia)Bp ha rimosso il tappo di contenimento che per più di un mese ha parzialmente chiuso la falla sul pozzo petrolifero che dal fondo marino continua a inquinare le acque del Golfo del Messico.  La decisione è stata necessaria perché l’azienda petrolifera intende installare un sistema di chiusura nuovo, più grande, più pesante ed efficiente che potrebbe consentire alla società di bloccare più petrolio o, eventualmente, interrompere il flusso del tutto. Nel frattempo il greggio ha ripreso a sgorgare a pieno volume: si calcola che fuoriescano fino a 60.000 barili giornalieri.

Il tappo di contenimento, noto anche come Lower Marine Riser Package Cap è in funzione dal 3 giugno e ha raccolto circa da15 a 16mila barili di greggio al giorno. "Ci sarà un breve periodo in cui avremo più flusso" ha detto Kent Wells vice presidente di Bp.

Ma l’azienda spera di essere in grado di raccogliere almeno la stessa quantità di petrolio a partire da oggi quando comincerà a funzionare Helix, un sifone posizionato su una nave collegata ad un elaborato sistema di tubi sottomarini di raccolta di petrolio. L'Helix Producer può raccogliere fino a 25.000 barili di olio al giorno, anche se ci vorranno circa tre giorni perchè la nave arrivi al pieno regime.

Nel frattempo, un'altra nave, il Q4000, continua a raccogliere e bruciare circa 8.000 barili di petrolio ogni giorno, oltre a bruciare il gas naturale.

BP ha poi in funzione altre navi nella zona per cercare di raccogliere altro greggio o per effettiuare l'iniezione disperdenti alla sommità del pozzo.

Ma secondo il vicepresidente di Bp Kent Wells "se tutto andrà liscio, perché le navi supplementari (per rimuovere la mareanera dalla superficie) siano sul posto e il tappo più solido con guarnizioni più aderenti sia installato ci vorranno dai quattro ai sette giorni".

Il tappo in uso attualmente era stato applicato su un taglio frastagliato nel tubo del pozzo tubo e quindi non riuscva a bloccare tutta la fuoriuscita.

Il cappello nuovo, chiamato "Top Hat Number 10" è progettato per adattarsi più comodamente alla frattura e per aiutare quindi BP a bloccare tutto il petrolio. Il dispositivo è di circa 18 metri di altezza.

Il nuovo "tappo di chiusura" o "capping stack" che BP spera di installare, potrebbe infatti consentire alla società di bloccare tutto il greggio e di inviarlo a una rete di navi, o forse anche per spegnere del tutto la fuoriscuita smettendo di inviarlo alle navi stesse.

 

Anche se BP riuscirà a sigillare il pozzo entro questa settimana, procederà poi con il piano di iniettare cemento in modo permanente nel cappello. Proseguono infatti i lavori di perforazione dei pozzi di soccorso attraverso i quali il cemento dovrebbe essere stato iniettato: dovrebbero essere ultimati entro la fine di luglio al più presto, ma più probabilmente fino a metà agosto.

Su richiesta del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, il nuovo tappo che BP installerà questa settimana è dotato di sensori per misurare in modo accurato il flusso di petrolio in uscita dal pozzo . Le stime attuali indicano una fuoriuscita da 35.000 60.000 barili di petrolio al giorno.

Venerdì scorso BP ha raccolto circa 24.790 barili di petrolio: 16.540 raccolti e altri 8.250 bruciati. BP ha anche bruciato circa 57,3 milioni di metri cubi di gas naturale.

Da quando le operazioni di contenimento dell’inquinamento sono iniziate, la società ha raccolto circa 756 mila barili di petrolio.

 

 

 

La scrematrice di petrolio e acqua di mare inventata dall’attore americano è stata messa su una chiatta e portata in mare aperto. Il collaudo è andato bene: ora dovrebbe entrare in funzione

 

 

 

VENICE (Louisiana) -Si chiama Ella G, è la macchina che l’attore Kevin Kostner ha inventato per separare l’acqua di mare dal petrolio in caso di inquinamento e che è finalmente stata portata in mare aperto pronta a funzionare per aiutare a sconfiggere la marea nera. Kostner ha detto agli operai e agli ospiti che erano venuto a vedere la struttura; " La macchina che ho sognato una volta di è ora qui per aiutarvi."

Costner ha investito 15 anni e circa 24 milioni di dollari nello sviluppo dei separatori centrifughi di petrolio, che setacciano gli inquinamenti. Ella G è stato adattato per trasportare i separatori, che riceveranno il petrolio e l'acqua dalla scrematrice, separeranno l'olio e lo disporranno in serbatoi e restituiranno l'acqua pulita al golfo, ha detto Ed Dufrene, direttore del progetto per Edison Chouest, che ha fornito la chiatta e ha montato l'apparecchiatura. Il direttore operativo di Bp Doug Suttles ha detto che il sistema offre molti vantaggi. Per esempio, può rimuovere più olio, rimanere indefinitamente in mare e scremare fino a 3 metri di profondità. Suttles ha detto che BP ha firmato una lettera d'intenzione per utilizzare le macchine con Costner nello scorso maggio ed ha completato la prima prova. Resta poco chiaro che cosa ha causato il ritardo successivo.

 

 

Tra esse i pozzi di Prudhoe Bay, in Alaska, il più grande campo petrolifero del Nord America. La necessità di fare cassa per creare un fondo di 20 miliardi di dollari per le spese di contenimento del petrolio e di risarcimento dei danni. Finora la compagnia ha speso 3,5 miliardi di dollari

 

LONDRA Il gruppo petrolifero britannico Bp sta negoziando con la concorrente americana Apache Corporation la vendita di sue attività nel continente americano per un valore di 12 miliardi di dollari (9,5 miliardi di euro circa), fra cui i suoi pozzi a Prudhoe Bay, in Alaska, il più grande campo petrolifero del Nord America, con una produzione di 390.000 barili di greggio al giorno. Lo scrive oggi il Sunday Times, che mette la notizia in relazione con la necessità della Bp di crearsi un fondo di 20 miliardi di dollari (15,8 miliardi di euro) per fare fronte alle colossali spese di contenimento, ripulitura e risarcimenti della marea nera nel Golfo del Messico.

La Apache Corp. è valutata in borsa 29 miliardi di dollari e ha già concluso degli acquisto da Bp in passato. Secondo il domenicale britannico, Bp ha inoltre intenzione di vendere il 60% del capitale dell'argentina Pan American Energy che detiene, per un controvalore di circa 9 miliardi di dollari (7,1 miliardi di dollari), che - secondo il Sunday Times, fanno gola alla compagnia cinese Cnooc e all'argentina Bridas.

Intanto sono arrivate a 3,5 miliardi di dollari le spese della BP per arginare il disastro ambientale nel Golfo del Messico. Lo ha comunicato la compagnia britannica.

Nella foto: il campo petrolifero i Prudhoe Bay; trivellazioni e caribù

marea nera caribu

 

 

Sarà necessario attendere 48 ore per vedere se il coperchio resisterà alla forte pressione: per ora però funziona e per la prima volta dopo 85 giorni il petrolio non esce (quasi) più dalla falla. I tecnici Bp incrociano le dita

 

VENICE (Louisiana) – L’operazione “nuovo tappo” sembra riuscita. La falla nel tubo della Deepwater Horizon è stata bloccata e la notizia sensazionale che si è diffusa questa mattina attorno a mezzanotte (ora locale, alle 6 in Italia) è che la perdita di greggio sembra totalmente fermata. Il nuovo coperchio, in sostanza, contiene integralmente la fuoriuscita del greggio.

L'ammiraglio della Guardia Costiera Thad Allen ha precisato che sarà necessario attendere dalle 6 alle 48 ore per sapere se l'operazione ha avuto successo. Ma per ora la situazione è questa e dopo 85 giorni dal disastro il petrolio non esce più dalla falla che si era aperta il 22 aprile scorso.

Dalle prime immagini tv il nuovo tappo del peso di 40 tonnellate posato dai robot sottomarini sembra dunque funzionare. Ma la Bp ha avvertito che si tratta di "un sistema che non è mai stato sperimentato a queste profondita'", 1600 metri, "e in queste condizioni, e la cui efficienza e capacità di contenere petrolio e gas non può essere garantita".

Sabato era stato rimosso l’altro tappa che arginava solo in parte la fuoriuscita di greggio. La possibile svolta è arrivata poche ore l'annuncio di una nuova moratoria dell'Amministrazione Obama sulle trivellazioni sottomarine che stavolta dovrebbe essere a prova di ricorso legale.

 

Nella foto colta dalla web cam della Bp: uno dei robot controlla la tenuta del tappo

tappo marea nera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questa  Le immagini riprese alle ore 7 locali (ore 13 in Italia) dalla web cam della Bp

mostrano il tappo in funzione con una perdita di petrolio alla sommità, "fisiologica" secondo i tecnici della Bp

tappo marea nera 2

 

 


 

 

La cifra comprende anche la somma versata per la creazione del fondo che garantirà i risarcimenti alle vittime dell’inquinamento. Ci vorranno ancora due stimane per sgillare definitivamente il pozzo

 

VENICE (Louisiana) - I costi pagati da BP per la gestione del disastro nel Golfo del Messico hanno raggiunto gli otto miliardi di dollari, 6,2 miliardi di euro. La società ha aggiunto che occorrono ancora due settimane per sigillare definitivamente il pozzo Macondo, dove si è verificato il disastro.

La cifra annunciata da BP comprende anche la somma versata per la creazione di un fondo di venti miliardi di dollari per i risarcimenti alle vittime della marea nera.

 

 

 

Nella foto di Sara Francis della Us Coast Guard, le due piattaforme che hanno lavorato per realizzare il secondo pozzo destinato a sigillare definitivamente il pozzo Macondo, responsabile dell’inquinamento

 

NEW ORLEANS - Un pozzo di soccorso che ha perforato per quasi 2500 metri il fondo del Golfo del Messico ha intersecato il pozzo Macondo  della BP causa della marea nera,  ed è il preludio per bloccarlo una volta per tutte: lo ha annunciato ieri sera il governo americano.

 

Il sigillo finale dovrebbe avvenire entro domenica, e dunque cinque mesi dopo l'esplosione che aveva affondato l’impianto di perforazione Deepwater Horizon e aveva portato alla fuoriuscita di petrolio offshore peggiore nella storia degli Stati Uniti.

L’ ammiraglio Thad Allen, uomo di punta del governo sulla marea nera, ha detto in un comunicato che i dati mostrano che i due pozzi sono ormai uniti. Il passo successivo sarà quello di pompare fango e cemento e sigillare dal fondo la rottura del pozzo Macondo permanentemente.

La perdita era stata fermata, a metà luglio, dopo che un tappo temporaneo era stato installato con successo in cima al pozzo. Fango e cemento sono stati successivamente spinti verso il basso attraverso la parte superiore del pozzo, permettendo la rimozione del tappo. Ma il Macondo non può essere dichiarato “morto” fino a quando non è stato sigillato dal basso.

Il 20 aprile l’ esplosione aveva affondato la piattaforma Horizon Deepwater, uccidendo 11 lavoratori e innescando la catastrofe che poi ha vomitato 800 milioni di litri di petrolio nel Golfo. Il disastro ha provocato un incubo ambientale ed economica per le persone che vivono e lavorano su centinaia di chilometri di litorale del Golfo, dalla Florida al Texas. Ha inoltre stimolato indagini civili e penali, ha causato le dimissione dell’amministratore delegato di BP Tony Hayward e ha spinto a un maggiore controllo governativo nella ricerca del petrolio e del gas, tra cui una moratoria sul lavoro di perforazione offshore in acque profonde, che è ancora in vigore.

I residenti del Golfo sconteranno l’inquinamento  per gli anni a venire. C'è ancora un sacco di petrolio in acqua e sulle coste.

Molte persone hanno difficoltà a sbarcare il lunario, con molti tratti di  acqua ancora chiusi alla pesca. C’è difficoltà a vendere i gamberetti che sono stati autorizzati a pescare a causa della percezione - in gran parte da parte di persone al di fuori della regione - che i frutti di mare non siano  sicuri da mangiare. Anche il turismo lungo il Golfo ha preso un duro colpocolpo.

BP ha qualche avendo riconosciuto che aveva male interpretato un test fondamentale sulla pressione del pozzo. Ma anche tentato di scaricare parte dellla responsabilità sui suoi partner sulla Deepwater Horizon (i noleggiatori e le aziende che lavoravano assieme ai tecnici della multinazionale).

 

 

Affermano di non avere l’autonomia necessaria nello studiare la situazione ambientale e devono poi fare i conti anche con limitazioni per l'utilizzo e la pubblicazione dei dati raccolti

 

VENICE (Louisiana) - Ad oltre quattro mesi di distanza dell'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon del 20 aprile e il conseguente disastro ambientale nel Golfo del Messico, divampano ancora le polemiche legate all'utilizzo dei fondi stanziati per lo studio e per le operazioni di contenimento degli effetti di analoghe catastrofi. Se da un lato gli scienziati lamentano la mancanza di autonomia degli studi scientifici, l'opinione pubblica è su tutte le furie per i presunti sprechi governativi.

Per gli studiosi, con il panorama ambientale nella zona in continua evoluzione, garantire immediatamente l'indipendenza e la validità scientifica delle ricerche rappresenta una priorità. I ricercatori coinvolti nell'analisi degli effetti dell'incidente, oltre a non poter indirizzare a loro piacimento i propri studi, devono fare i conti anche con limitazioni per l'utilizzo e la pubblicazione dei dati raccolti.

Le ricerche finanziate finora sono infatti tutte legate agli sforzi per il ripristino ambientale, per determinare le responsabilità Bp o, ancora, per strutturare la sua difesa.

 

 

Presero una serie di decisioni "straordinariamente inopportune" prima della fuoriuscita di greggio nel Golfo del Messico, la più grave della storia americana. Lo ha detto un co- presidente della commissione istituita dalla Casa Bianca sulla "marea nera".

 

VENICE - Bp e le società partner presero una serie di decisioni "straordinariamente inopportune" prima della fuoriuscita di greggio nel Golfo del Messico, la più grave della storia americana. Lo ha detto Bill Reilly un co- presidente della commissione istituita dalla Casa Bianca sulla "marea nera".

Bill Reilly ha criticato la condotta del gigante petrolifero e delle società Transocean e Halliburton nella gestione del pozzo offshore di Macondo.

"Virtualmente c'è consenso tra tutti i sofisticati osservatori di questa debacle sul fatto che tre dei principali soggetti dell'industria hanno fatto una serie di passi falsi, errori di calcolo e di comunicazione che si sono rivelati straordinariamente inopportuni e ampiamente evitabili", ha detto Reilly nel testo preparato per una conferenza su petrolio e gas a New Orleans, in Louisiana.

Reilly ha precisato di non parlare in qualità di co-presidente della commissione, ma le sue dichiarazioni potrebbero rispecchiare quello che sarà il tono del rapporto finale, atteso a gennaio.

 

marea nera bp

Nella foto United States Coast Giuard (cgvi.uscg.mil): una tartaruga verde (in basso) viene rilasciata dopo essere stata decontaminata dal petrolio nel Golfo Messico

 

 

L’annuncio della Bp: le valvole sono chiuse e resistono alla pressione. Il test durerà sta durando oltre le quarantotto ore inizialmente previste:  Ii rischio maggiore è dato dall'elevata pressione del gas naturale e del greggio contenuti nel giacimento che potrebbero provocare una falla nella cupola o creare nuove aperture nel fondale. Domenica mattina l'annuncio: il tappo resterà al suo posto permanentemente, finché sarà realizzato il pozzo di soccorso.  Le foto più recenti dalle web cam che riprendono il pozzo a 1500 metri di profondità, senza la colonna di petrolio

Aggiornamento di domenica 18 luglio, ore 17,30

VENICE (Louisiana) -Bp ha annunciato che ritiene di lasciare il pozzo tappato permanentemente, il che significa che il petrolio non dovrebbe più fuoriuscire nel golfo del Messico, I test di funzionamento, dunque,hanno avuto successo.

Doug Suttles,  direttore operativo dell'azienda per i settori dell'esplorazione e della produzione, ha detto che un esame della pressione alla quale  il pozzo è sottoposto dal famoso tappo che lo chiude dallo scorso giovedì sera, non ha dato segno di alcun danno. “Siamo fiduciosi” ha detto Suttles in  una teleconferenza con i reporter nella mattina di domenica. Ha poi aggiunto che l'azienda ha deciso di continuare il test, che ha luogo ora per il terzo giorno consecutivo, fino a che sarà pronto il pozzo di soccorso, tra qualche settimana: quello che, nelle speranze, risolverà completamente la situazione

“Per adesso non abbiamo l’obiettivo di riaprire il pozzo al flusso del petrolio – ha detto - Nessuno vuole più vedere il greggio scorrere nuovamente dentro il mare"

 

 

VENICE (Louisiana) - Il tappo stavolta funziona veramente e la perdita di petrolio del pozzo Macondo nel Golfo del Messico è stata fermata giovedì sera (alle 21,15 ora italiana) per la prima volta da aprile, dopo 85 giorni e  700 milioni di litri di petrolio sparsi nel mare. Lo ha annunciato Bp. "Le valvole della nuova struttura di contenimento sono state tutte chiuse e il petrolio non fesce più" ha annunciato il vice-presidente di Bp, Kent Wells. Il risultato e' il frutto dei test sulla pressione del pozzo che dovevano durare 48 ore. O forse di più, visto che che per ora non c'è dubbio: il tappo resiste alla pressione, anche 30 ore dopo l'installazione.

Le immagini tv continuano a mostrare il pozzo Macondo senza perdite e dunque senza "pennacchi" di petrolio. L'esperimento proseguirà - si è detto - oltre le 48 ore: venerdì mattina a Wall Street il titolo Bp era schizzato al rialzo di oltre il 10%, una boccata di ossigeno per il gruppo che sembra vicino a vendere alla rivale Apache asset per 10 miliardi di dollari, necessari a creare il fondo per il pagamento dei danni, così come richiesto dal presidente Obama.

L'ammiraglio Allen, capo della Guardia costiera Usa ha invitato alla cautela dopo il test finora positivo sul nuovo tappo anti-marea nera.
  "Siamo incoraggiati da questi primi risultati, ma non e' ancora finita - ha avvertito - Questo è solo un passaggio intermedio per contenere il petrolio, in attesa di finire i pozzi di soccorso e di collegarli alla falla". Poi venerdì sera, come riferiamo più sotto, è scattato l'allarme, poi in parte rientrato.

Il rischio maggiore è dato dall’elevata pressione del gas naturale e del greggio contenuti nel giacimento - situato a oltre 1.500 metri di profondità - in grado o di provocare una falla nella cupola oppure, eventualità potenzialmente più grave, di farsi strada verso la superficie del fondale creando nuove aperture.

 

Quarantotto ore

Se nelle prossime 36 ore i tecnici non registreranno anomalie le valvole dovrebbero venire riaperte per recuperare il greggio in superficie e diminuire la pressione sul sistema, fino a che il pozzo non sarà collegato permanentemente con le navi in superficie. Gli scienziati stanno tenendo d'occhio la pressione nel tubo, che attualmente nella parte bassa è di circa 7.000 psi, ovvero libbre per pollice quadrato. Un improvviso calo della pressione significherebbe che il petrolio ha trovato una nuova via d'uscita

Più tempo passa, migliori sono le indicazioni sulla tenuta del tappo. Tecnici di Bp hanno spiegato che una pressione di 8.000 a 9.000 libbre per pollice quadrato indica che il tappo è completamente intatto ed è il segnale che si può restare chiusi fino a quando  il mese prossimo il pozzo sarà chiuso con colate di cemento e sarà aperto il pozzo di soccorso. Una pressione minore di 6.000 psi indicherebbe, invece  che il tappo non è integro e che  il petrolio fuoriesce da fessure da qualche parte lungo il pozzo.  In questo caso il tappo dovrebbe essere stato riaperto e il petrolio verrebbe nuovamente pompato verso le navi in superficie. La pressione tra i due numeri (6000-8000 libbre) crea una zona grigia che ha bisogno di "analisi dettagliata" da parte di un team di scienziati, prima di prendere una decisione su come procedere.

 

Venerdì sera: calo di pressione. Cosa succede?

Venerdì sera, improvvisamente, la pressione era scesa a 6720 psi per pollice quadrato. Due le possibili cause: 1) si è aperta un'altra falla nel pozzo. Ma i robot in azione sul fondo hanno dato risposta negativa. Non si vedono falle nè tantomeno perdite visibili dalle web cam. 2) Sta diminuendo complessivamente la pressione del giacimento, "impoverito" da  un'emorragia durata tre mesi di fuoriuscite libere attraverso la falla. Il giacimento non riesce più a "caricare" la pressione e questo è un fenomeno ben conosciuto dai tecnici addetti alle trivellazioni. "Ci sono plausibili argomentazioni a sostegno di ambedue le ipotesi" ha detto un esperto.

I risultati "sono meno buoni di quanto sperato": lo aveva affermato la Guardia costiera Usa. Il comandante Thad Allen aveva sottolineato che i valori di pressione registrati non era così alti come si sperava. Per il momento si procede , poi - aveva detto - si dovra' decidere se sara' necessario riaprire le valvole. 
La cupola comunque sembra tenere, aveva detto Allen, e i valori della pressione bassi potrebbero significare solamente che il pozzo di sta svuotando: la seconda delle due ipotesi che abbiamo illustrato poco sopra. E questo è andato confermandosi con il passare delle ore: di perdite di petrolio nessuna traccia e dunque si può andare avanti con i test.

Il vicepresidente di Bp Kent Wells aveva ribadito che sei robot azionati a distanza per il monitoraggio del sito non avevano trovato segni di fuoriuscita di petrolio dal pozzo e sulla formazione rocciosa che lo circonda. Petrolio  sulla formazione rocciosa sarebbe stato il segno che il pozzo  era stato danneggiato e che il greggio avrebbe trovato sfogo creando qualche altra falla. Altri test, uno che misura la temperatura nella parte superiore del pozzo e un altro che utilizza sensori acustici, inoltre, non hanno trovato tracce di petrolio. E la tensione si è allentata

Se il petrolio venisse invece rilevato al di fuori del pozzo, Allen ha detto che i tecnici dovrebbero immediatamente cercare di alleviare la pressione all'interno del pozzo, rilasciando petrolio in mare: il greggio avrebbe "flusso libero" fino alle due navi da raccolta, la Helix Producer e il Q4000. Questo  processo, per essere riavviato, potrebbe prendere "diverse ore", ha detto Allen. Insieme, le navi hanno la capacità di raccogliere 35 mila barili di petrolio. Un piano di BP, approvato dalla Guardia Costiera il mese scorso, prevede l'entrata in funzione di quattro navi complessivamente con la capacità di raccogliere fino a 80.000 barili di petrolio: potrebbero essere al lavoro entro la fine di questo mese. Questa, naturalmente, è l'ipotesi che nessuno si augura.

 

Obama cauto

Il cauto ottimismo della Bp è condiviso anche dalla Casa Bianca: il presidente Barack Obama ha definito «un segnale positivo» l’annuncio della multinazionale britannica, avvertendo tuttavia che siamo ancora di fronte alla «fase di sperimentazione».

Il governatore della Louisiana Bobby Jindal, repubblicano, ha anche lui espresso un cauto ottimismo, venato di concretezza: 

"E 'troppo presto per dichiarare vittoria. - ha detto - Le nostre battaglie non finiscono, anche se il pozzo è bloccato. Milioni di litri di petrolio sono ancora nel Golfo e alcune stime mostrano che continueranno a inquinare le nostre coste  per molti mesi o forse anche di più."

 

I commenti della gente

 

Gli abitanti del luogo apprezzano, ma non risparmiano le critiche per il tempo perduto: “Penso che sia una gran cosa, se tutto va bene, ora la perdita è stata fermata e potremmo vedere qualche ritorno economico per New Orleans. Un sacco di agenzie locali hanno perso lavoro a causa della marea nera. Per cui speriamo di riuscire a pulire tutto e tornare presto alla normalità”.

“Siamo in gran ritardo”, dice un’abitante della Luoisiana, “La mia impressione è che avremmo dovuto far questo mesi fa. Se sai cucinare i nostri piatti di pesce, sai anche come scremare il petrolio dall’acqua. Avremmo dovuto farlo allora”.

“Penso che avrebbero dovuto fare qualcosa molto tempo fa”, dice un’altra donna, “Due catastrofi in cinque anni sono un po’ troppo”. E parla, naturalmente, dell'uragano Katrina.

L’economia della Louisiana, basata su pesca e turismo, è in ginocchio: 700 chilometri di costa sono stati inquinati gravemente.

“Il danno ormai è fatto”, dice un pescatore, “Il petrolio è ovunque. Avrebbero dovuto lasciarlo in superficie così saremmo riusciti a catturarlo invece di disperderlo e lasciarlo andare a fondo. Non riusciremo mai a tirarlo fuori dall’acqua”. Come si vede, l'uomo parla dell'inquinamento come di un grosso pesce da catturare. Magari fosse così.

 

Le immagini dalle web cam


Foto 1: il tappo che ha bloccato la fuoriuscita

il tappo che ha bloccato la fuoriuscita

 

Foto 2: il tappo visto dall’alto, senza alcuna perdita di petrolio

il tappo visto dall’alto, senza alcuna perdita di petrolio

 

Foto 3: il punto del fondo marino libero dalla nube di greggio

 il punto del fondo marino libero dalla nube di greggio


Foto 4: In questa fimmagine dalla web cam scattata alle ore 16 si vede in modo molto chiaro la complessità del "tappo"


 
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